La tematica del rapporto con i cugini riminesi è sempre stata scottante e, soprattutto negli ultimi tempi, ha suscitato vivaci discussioni anche nel nostro forum. Si intende qui tentare di ricostruire brevemente le tappe di questo legame, più o meno spezzato, e sul quale esistono naturalmente diverse versioni. Pertanto, questo brano non ha alcuna pretesa di fornire una verità assoluta, ma soltanto un punto di vista sul quale saranno quindi graditi anche interventi di rettifica o di dovute precisazioni da parte di chi è a conoscenza di altri o diversi episodi. Il primo contatto tra le due tifoserie risale ad una gara di Coppa Italia di serie C di inizio anni ’90. Si giocò al Benelli in un pomeriggio infrasettimanale con un’ovvia scarsa affluenza di tifosi. Da Rimini giunsero in 2 auto, posizionandosi in curva Sud e cantando per 90 minuti con grande calore. La sponda giallorosa, collocata in tribuna (la Nord non fu nemmeno aperta), era composta di poche decine di Ultras che non sfoggiarono un tifo organizzato, ma solo qualche coro isolato. Addirittura durante la partita alcuni ravennati, spontaneamente, raggiunsero il settore ospiti fraternizzando con i biancorossi. E’ così che prese vita un legame tra le due tifoserie che si cementò successivamente anche grazie a numerose "visite di cortesia". I riminesi vennero in curva Nord nella stagione 92/93 nelle gare contro la Vis Pesaro e contro la Massese. Alcuni ravennati si recarono in seguito al Romeo Neri e in qualche calda trasferta in terra di Toscana. In particolare il gruppo "ACID GROUP", meteora della Nord ravennate, fu molto attivo nell’unirsi ai cugini riminesi. Non vi fu mai l’ufficializzazione di un gemellaggio, con tanto di giri di campo e sbandierate (spesso patetiche..), ma l’instaurarsi di un rispetto fondato soprattutto su amicizie personali e scambi reciproci di incontri anche extracalcistici. Fiorirono pertanto anche in curva Nord toppe, t-shirt e sciarpe riminesi che molti ragazzi indossavano con orgoglio, in segno di un legame vero e davvero sentito. Quell’anno il Ravenna approdò in serie B e, proprio quel campionato, stagione 1993/94, vide la doppia presenza dei riminesi a fianco dei giallorossi negli infuocati derby contro gli odiatissimi cesenati. All’andata si giocò a Ravenna in notturna e da Rimini giunsero in una buona dozzina. Quella sera la Nord era un inferno, un tifo ribollente, una serie di cori impressionanti cui si unirono anche i cugini biancorossi. Addirittura il loro vecchio e storico capo, il grande Caruso, prese in mano più volte il megafono guidando la curva nell’incitamento. Onore ad un vero ultras che non c’è più. Il dopo partita fu molto caldo, l’adrenalina era altissima per la sconfitta subita in campo e così si vissero diversi momenti di tensione fuori dallo stadio. La maggioranza dei ravennati cercarono di raggiungere i bianconeri passando attraverso il piazzale grande adiacente la tribuna; qui però trovarono ostacolo nel poderoso servizio d’ordine che respinse ogni velleità bizantina. Il manipolo di riminesi, con altrettanti ravennati, in modo autonomo e repentino aggirò l’ostacolo e percorse a ritroso tutta via Marconi, via che fiancheggia il Parco della Pace, tentando di raggiungere dalle spalle i cesenati. Giunti al semaforo di viale Berlinguer e diretti verso il piazzale del mercato furono però travolti da una carica oceanica dei bianconeri che, nel frattempo, erano stati ricompattati dalle spinte della celere che impediva loro di spingersi verso il piazzale in cui ribolliva il "gruppone" di ravennati. Il manipolo biancorossogiallo non poté far altro che indietreggiare e ritornare verso la curva Nord: la proporzione di un’eventuale scontro sarebbe stata infatti di ben 20 ad 1! Questo episodio ha un certo peso perché fu ripreso in seguito dai riminesi per contestare ai ravennati il fatto di averli "abbandonati" negli scontri contro i cesenati. Si sa che spesso i fatti di curva diventano leggende e sono di facile strumentalizzazione. Ma questa versione dei fatti che circolò anni dopo non corrisponde a verità. I riminesi quella sera non furono abbandonati, ma si unirono semplicemente a pochi ravennati per un blitz male organizzato che fallì per forza di cose. In ogni caso tale episodio, che poi in realtà "episodio" non è, passò in sordina all’inizio. Infatti nella gara di ritorno i riminesi si unirono ai giallorossi per la trasferta del Manuzzi. Il loro numero era circa lo stesso così come l’entusiasmo che li coinvolse nella trasferta più gioiosa per ogni tifoso ravennate: treno speciale, invasione di Cesena e vittoria epica per 2 a 0! I riminesi, che odiavano Cesena da molto prima, parteciparono a tutto questo, dal viaggio in treno all’esposizione in prima fila di ben 2 striscioni biancorossi. Questo fu segno di un grande rispetto che Ravenna nutriva per la loro curva, segno di ringraziamento per il sostegno in una partita calda e sentitissima. Fu una giornata fantastica.. Il Ravenna poi retrocesse, la curva Nord perse molto vigore mentre il Rimini continuava a sudarsela in serie C2; i legami personali tra i gruppi si assottigliarono, non per qualche motivo in particolare ma per diverse ragioni: dal cambio generazionale alla mancanza di occasioni di incontro. Si giunse così ad un’amichevole estiva di inizio anni 2000, disputata a Rimini ed al termine della quale vi furono attimi di tensione tra i gruppi, con i ravennati che scesero dalle auto per contrastare una sorta di agguato, probabilmente da parte dei soliti cani sciolti "giovanili". Tutto ciò a testimonianza che qualcosa era comunque cambiato nel rapporto tra le due curve; si apprese poi che le storie della famosa serata di Ravenna-Cesena 1993/94 erano state di molto ingigantite e che quindi a Rimini si sapeva che in quell’occasione "i ravennati avevano lasciato da soli i riminesi contro i cesenati!". Ci furono tentativi di chiarimento, a livello personale, ma un certo distacco rimase. Finchè si giunse alla "prova del 9". L’estate scorsa si disputò al Benelli un’amichevole tra il Ravenna di Gadda ed il Rimini fresco di promozione in C1. I riminesi giunsero in buon numero, la Nord rispose con una discreta presenza considerato il periodo ferragostano. Ognuno fece il suo tifo e non vi furono cori "contro". Morale della favola: dopo una bella ed intensa amicizia resta con Rimini la più totale indifferenza e forse è giusto che sia così. Se cambiano le generazioni non si può pretendere che un rapporto resti sempre uguale, anche se è comunque importante rispettare le tradizioni della curva, di chi magari non c'è più ma ha onorato la Nord difendendone i colori. La sensazione dominante nella Nord è comunque quella di una visione positiva di Rimini e dei suoi ultras, per il passato, per la comune rivalità verso Cesena, per la simpatia per una città storicamente non rivale. I fatti contingenti diranno poi come questo rapporto si evolverà nei prossimi incontri, per ora è utile osservare una delle regole cardine della mentalità ultras: no agli insulti gratuiti, si al rispetto per chi rispetta. Insomma tra l'odio ed il gemellaggio esiste anche la sana indifferenza!
|